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Attenzione !!! : Fumare nuoce alla salute LUPPOLINO sm. [sec. XIX; da luppolo]. Droga costituita dalle infiorescenze femminili del luppolo. Contiene una sostanza amara resinosa (lupolina), un olio etereo costituito da linalolo, terpeni e idrocarburi aromatici insaturi e altri principi attivi minori. Il luppolino viene adoperato come aromatizzante nell'industria della birra e in farmacia come amaro stomachico Il luppolo è una pianta erbacea perenne decidua che può
svilupparsi fino a raggiungere un'altezza di circa sette metri e vive
nelle regioni temperate. Il luppolo può venir coltivato anche in vaso
e anche in casa, ma in queste condizioni raramente giunge alla
fioritura. FUSTO: I lunghi
e flessibili fusti del luppolo, vuoti
internamente, sono ricoperti all'esterno da piccole
spine grazie alle quali si
aggrappano a qualsiasi sostegno. Questi fusti che si avvolgono a
spirale, girando sempre in senso orario, consentono alla pianta di
sollevarsi da terra. FOGLIE: Le foglie del luppolo, dai margini fittamente dentati, sono
irregolari, presentano infatti da tre a cinque lobi, e sono ruvide al
tatto. FIORI: I fiori maschili del luppolo e quelli femminili crescono su piante distinte, hanno colore verde giallastro e sbocciano in piena estate. I più ricercati, in quanto utilizzati dall'industria della birra, sono i fiori femminili che sono occultati da un complesso sistema di brattee formanti il caratteristico cono che rende la pianta del luppolo inconfondibile. Quando i frutti sono maturi le brattee assumono una consistenza cartacea e si prestano ad essere usati nelle composizioni di fiori secchi o nelle ghirlande. HABITAT In quasi tutta la penisola italiana ai margini dei boschi e sulle siepi si sviluppano spontanee le piante del luppolo che amano i terreni fertili e ben lavorati. COLTIVAZIONE ESPOSIZIONE: Le piante di luppolo prediligono una posizione aperta e soleggiata.
PROPRIETA' IN CUCINA:Dai tempi antichi i germogli primaverili del luppolo vengono consumati come fossero asparagi; sono ottimi anche in un risotto o mescolati a una frittata. Ora non vengono più venduti nei mercati, ma ognuno può raccoglierli da sé durante una passeggiata in campagna. In tutta Europa si usa il luppolo per schiarire, conservare e aromatizzare la birra. BELLEZZA::L'infuso dei fiori di luppolo, versato nell'acqua del bagno, esercita un'azione rilassante. CURIOSITA’ Un cuscino imbottito di luppolo pare possa servire a combattere l'insonnia. Con i lunghi e flessibilissimi gambi di questa pianta si possono intrecciare canestri. Facendo bollire le foglie del luppolo si ottiene una tintura di color marrone.
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COLA Genere di piante (Cola) della famiglia delle Sterculiacee dell'Africa tropicale. Cola nitida (o Cola vera) e Cola acuminata sono coltivate in Messico, Brasile, Antille per la droga ad azione eccitante contenuta nei semi (noci di cola), usata in medicina e, nei Paesi di origine, come masticatorio. Le noci di cola sono costituite dai cotiledoni, contenenti caffeina, teobromina e colanina o rosso di cola. COCAINA sf. [sec. XX; da coca (botanica)+-ina]. Alcaloide contenuto nelle foglie della coca. È stata isolata da Niemann nel 1860 e ottenuta per la prima volta per sintesi da Willstätter nel 1923. La cocaina è l'estere metilico della benzoilecgonina; nella sua molecola di struttura simile a quella dell'atropina vi sono 4 atomi di carbonio asimmetrici: dei 16 possibili stereoisomeri alcuni si trovano in natura, altri sono stati prodotti per sintesi. Nelle foglie di coca sono presenti la L-cocaina e piccole quantità di D-pseudococaina. Alcaloidi affini alla cocaina, e anch'essi contenuti nelle foglie di coca, sono l'ecgonina, la truxilina e la tropacocaina. La cocaina è considerata un veleno generale del protoplasma in quanto, a concentrazioni opportune, può alterare le funzioni di ogni tipo di cellula. In passato, ha avuto interesse nella pratica clinica soprattutto la sua azione anestetica locale, dovuta a una paralisi reversibile delle fibre e delle terminazioni nervose sensitive; ma, pur essendo un ottimo anestetico di superficie, la cocaina ha trovato successivamente un limitato impiego in medicina, sia per l'elevata tossicità sia per la facilità con cui produce fenomeni di tossicomania. Viene adoperata per l'anestesia superficiale della cornea in colliri all'1-3%, per applicazioni sulla mucosa nasale e rinofaringea, in pomate antipruriginose e in candelette uretrali. La cocaina provoca intensa eccitazione del sistema nervoso centrale con interessamento delle aree motorie e della sfera psichica. Il soggetto è in stato di ebbrezza euforica, avverte una sensazione di energia fisica e intellettuale, con conseguente sopravvalutazione delle proprie possibilità. Si hanno inoltre allucinazioni, spesso a contenuto piacevole, e talora manifestazioni deliranti. L'intossicazione acuta da cocaina produce eccitamento, midriasi, respiro irregolare, delirio, convulsioni e morte per paralisi respiratoria; l'intossicazione cronica (una delle più gravi e diffuse tossicomanie) provoca un rapido deterioramento fisico e mentale del soggetto, riduzione del peso corporeo per inappetenza e disturbi digestivi, insonnia, tremori, cachessia progressiva, impotenza sessuale. Del deterioramento psichico sono espressione la perdita del potere critico, l'incapacità di applicazione al lavoro mentale, l'attenuazione della volontà, turbe caratteriali di vario genere. Spesso nelle fasi più avanzate il cocainomane è preda di esasperanti allucinazioni visive, acustiche e tattili, che possono renderlo pericoloso sia per se stesso sia per la società. L'impiego ripetuto della cocaina provoca inoltre uno stato di asservimento, cioè di "bisogno tossico" del farmaco, meno grave, tuttavia, di quello che si ha nella morfinomania. Il divezzamento del cocainomane è agevole nelle intossicazioni recenti; diventa però difficile dopo ricadute.
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MILLE E NON PIU’ MILLE di Paolo Avanti "Georgi Zhukov era stanchissimo. Non aveva ancora finito di
impartire le disposizioni per il giorno seguente ai suoi ufficiali e
il sole era già tramontato da ore. Con un cenno del capo chiese al
suo aiutante di portargli qualcosa da mangiare. Il generale russo non
si era riposato un attimo da quando aveva difeso Mosca contro le
truppe scelte di Hitler; poi vinta la resistenza tedesca a Stalingrado,
spezzato l'assedio di Leningrado e guidato la trionfante avanzata
russa da Varsavia a Berlino. Spingendo senza pietà le sue truppe per
arrivarvi prima degli americani, egli aveva voluto così saldare un
conto personale. "Presto farò rinchiudere in una gabbia quella
bestia schifosa di Hitler ", aveva promesso al suo amico Krushcev.
E invece, proprio lui che non aveva mai mancato un obiettivo, dovette
rinunciare a realizzare quest'ultimo nel momento in cui Hitler si
sparò.
Ah, ecco qui. Il suo aiutante portava la zuppa e quella che
sembrava una bottiglia di acqua minerale. Dopo aver strappato il tappo
a forma di stella rossa, l'eroe di tutte le Russie inclinò la testa e
bevve fino in fondo, poi emise un piccolo singulto. "Ahh" -
disse fra i denti, "Coca-Cola!"". John Pemberton, il farmacista che avrebbe inventato la magica formula, era un morfinomane. Niente a che vedere con il povero, vecchio dottore che per caso si imbatte nell'invenzione del secolo, come recita l'agiografia ufficiale. "John Pemberton non era affatto un rozzo, semplice dottore di campagna, e la Coca-Cola non fu inventata nel retro del suo laboratorio. E soprattutto, lungi dall'essere una bevanda casuale, saltata fuori dal niente, la Coca-Cola fu un prodotto del suo tempo, del suo luogo e della sua cultura.
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PEMBERTON, IL FARMACISTA MORFINOMANE "Essa era in realtà, come altre panacee di quel genere, un vero e proprio farmaco con un chiaro effetto eccitante dovuto alla cocaina". La Atlanta di fine secolo pullulava infatti di farmacie, intente a lanciare sul mercato qualunque tipo di infuso o di preparato, delle vie di mezzo tra la bevanda dissetante e la medicina miracolosa.
A leggere la pubblicità di quei
giorni, la
popolazione della Georgia, grazie a questi intrugli, avrebbe risolto
una volta per tutte i problemi legati al mal di testa, alle nevralgie,
al mal di schiena e quant'altro. Anche la Coca-Cola nacque con questo
scopo, e nacque quando Pemberton, che già si era cimentato in altre
imprese simili, si fece mandare delle foglie di coca dal Perù e delle
foglie di cola dal Ghana delle sostanze stimolanti utilizzate da anni
dalle popolazioni locali. Da qui iniziò la lunga e trionfale corsa al
successo della Coca-Cola, agevolata dal proibizionismo imperante, che
diede una notevole mano ai produttori di bevande analcoliche.
Un'altra svolta decisiva nella storia della bibita sarà la scelta della bottiglietta. Furono due scaltri uomini d'affari del Tennessee, Benjamin Franklin Thomas e Joseph Brown Whitehead a proporsi per l'imbottigliamento della bibita (fino ad allora, 1888, veniva venduta alla spina) al boss della casa di Atlanta, Asa Candler. Candler inizialmente non si fidava molto di loro. In effetti, i due personaggi non erano certo presentabili: "Thomas, 38 anni, era un uomo tarchiato, con una florida faccia sudata. Whitehead, benchè di qualche anno più giovane, camminava ondeggiando come una papera, portandosi dietro con difficoltà i suoi 90 chili. E sarebbero stati proprio due grassi provinciali di Chattanooga a imbottigliare la Coca-Cola?".
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Ma sarà un operaio, Earl Dean, nel 1916, a inventare
la bottiglietta "a gonna stretta" che avrebbe distinto per
sempre la Coke da tutte le altre bibite. Le altre tappe nella epopea
della Coca vengono sviscerate nel libro con un rigore e una precisione
a volte pedante. Ma non mancano tratti entusiasmanti, in particolare
la descrizione del grande timoniere Asa Candler, la diffusione
capillare della bibita in tutti gli States, la Coca-Cola nella
Germania nazista, la concorrenza della Pepsi e il grande scivolone
degli anni Ottanta quando si volle inopinatamente cambiare la formula.
LA FORMULA, ROMPICAPO IMPENETRABILE "Può sembrare incredibile ma soltanto due
persone che lavorano nella Compagnia sanno come miscelare il 7X. Ciò
comporta la necessità che si rechino frequentemente a Cidra, in Porto
Rico e a Drogheda, in Irlanda per completare le forniture dei due
giganteschi stabilimenti di concentrato, nei quali vengono prodotti
gli elementi base per la Coke di quasi tutto il mondo". Insomma,
quello che poteva essere uno scoop sensazionale per i dirigenti di
Atlanta è un insignificante incidente di percorso. Leggete questo
dialogo tra lo speranzoso autore del libro e un alto dirigente della
Coca-Cola.
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